[G. Bongiovanni, scheda I.16, in Wunderkammer siciliana: alle origini del museo perduto, a cura di V. Abbate, Napoli, Electa Napoli, 2001, pp. 104-106]

 

Andrea Tipa (attr.)
Presepe
Materiali marini, pietra, alabastro, corallo e madreperla.
105 x 80 cm.
Trapani, Museo Regionale "A. Pepoli", inv. 602.
Prov.: Legato Pepoli.

Proveniente dalla collezione trapanese del fondatore del Museo, il conte Agostino Sieri Pepoli, il Presepe è stato depositato nelle raccolte museali il 31 ottobre 1910, in seguito a legato testamentario. Assegnato a maestranze locali del XVIII secolo dal Biagi (1936) e dal De Felice (1936), il manufatto è stato attribuito allo scultore trapanese Andrea Tipa da Vincenzo Scuderi (1965). La più antica fonte sull’artista, Giuseppe Maria Di Ferro (Biografia , tomo II, 1830, pp. 243-249) ricorda "un buon numero di crocifissi d’avorio… egli a questi piccoli simulacri dava il preggio della morbilità e della finutezza" affermando inoltre che lo scultore "anche nei minuti lavori, sorpassava il resto de’ suoi compagni. Eseguì varj bellissimi presepj con figurine d’avorio, e di alabastri". Andrea Tipa (1725-1766), figlio di Giuseppe e fratello di Alberto pure scultori è noto per la sua attività svolta nel campo della scultura monumentale (realizzò, fra l’altro, nel 1750 la statua di Carlo III, già collocata nella marina di Trapani, e oggi perduta) e in quello della scultura di piccole dimensioni, "miniaturizzata". Infatti le fonti storiografiche, oltre alle composizioni presepiali, segnalano di Andrea Tipa piccoli crocifissi, cammei e statuine in pietra "carnacina" e in alabastro. Il Fogalli (ms., 1840 ca.) rammenta inoltre che le composizioni di Andrea e di suo fratello Alberto riscossero un gran successo proprio per la tecnica dello "scolpire in tenero e in piccolo". Infatti nell’ambito della scultura presepiale trapanese - dominata dalle composizioni in legno, tela e colla - i fratelli Tipa si caratterizzano proprio per l’utilizzo di una tecnica assai raffinata di lavorazione dell’avorio, dell’alabastro e della pietra e per l’assunzione come materiali di supporto delle loro micro-sculture di vari materiali marini, soprattutto conchiglie delle più svariate forme e dimensioni.

Il nostro Presepe è caratterizzato dal modulo compositivo piramidale rappresentato da una montagna animata da grotte, balze e anfratti in cui via via, secondo un ritmo avvolgente, si inseriscono le varie figurine in pietra decorate nei profili da dorature. Le dimensioni delle singole figure sono scalate proporzionalmente in base alla loro collocazione nell’apparato scenografico presepiale. Quest’ultimo si caratterizza per i materiali marini che ricoprono totalmente la montagna e per le girandole di corallo e madreperla - quasi dei grandi fiori - che arricchiscono, anche sotto l’aspetto cromatico, il Presepe. Quale suggello apicale è collocata una articolata città - con mura, bastioni e torri - realizzata in alabastro che si richiama simbolicamente alla città di Gerusalemme. Una città di alabastro, molto simile a quest’ultima, compare in un altro Presepe (inv. 6242) del Museo Pepoli, già in collezione privata trapanese, assegnato ad Andrea Tipa ed aiuti (M.C. Di Natale, scheda 20 in Museo Pepoli: acquisizioni…, 1993; G Bongiovanni, scheda 16, in Presepi…, 1998) ma eseguito con un fare più corsivo rispetto al nostro Presepe. Inoltre qui le girandole di corallo sono state sostituite da rametti di corallo grezzo, a guisa di piccoli alberi.

L’espansa figura della Madonna, sdraiata sulla mangiatoia, richiama stilemi figurativi fra tardo-manierismo e barocco mentre la gran parte delle scattanti figure - in primis i musici - sembra influenzata dalla cultura artistica nordica, probabilmente mediata dalla diffusione delle stampe del Dürer e di altri incisori tedeschi del Cinquecento.
Inoltre alcune figure di questo Presepe possono raffrontarsi con vari brani della Natività in avorio, madreperla, corallo e materiali marini (Palermo, coll. Virga), attribuita dalla Di Natale (1992. p. 141; cfr. anche S. Tedesco, scheda 15, in Il Natale…, 1994, p. 61) proprio ad Andrea Tipa ed aiuti. Allo stesso scultore, coadiuvato dalla bottega, possono riferirsi alcuni Crocifissi di avorio (Trapani, Museo Pepoli, inv. 571; Villafrati, Chiesa Madre; cfr. rispettivamente A. Precopi Lombardo, 1997, p. 100; G. Bongiovanni, 1993, pp. 68-74) e la Crocifissione, impostata su materiali marini, del Museo Civico di Siena (M.G. Vaccari, 1994, pp. 169-172). Tutte queste opere sono accostabili a vari brani di questo Presepe soprattutto per la cura esperita nella resa anatomica e per l’espressività caricata dei volti.

(Gaetano Bongiovanni)

 

Bibliografia:

Biagi, 1935, p. 18; De Felice, 1936, p. 52; Scuderi, 1965, p. 17.
Cinotti, 1968, p. (non numerata); Barricelli, 1985, pp. 242-243;
Di Natale, 1991, p. 64; Di Natale, 1992, p. 141;
Di Natale, 1993, pp. 66-67;
Novara, 1994, p. 327; Bongiovanni, 1998, p. 59.